blog civico
Le dichiarazioni dei redditi no, le impronte digitali sì...
Chi si preoccupa di che cosa?
quotidianonet.ilsole24ore.com/cronaca/2008/06/27/100311-schedatura_consentita.shtml
Cose dette e viste in questi giorni.
Esercito per le strade. L'esercito si impiega con funzioni di ordine pubblico quando c'è da difendere le istituzioni da un pericolo eccezionale: guerre, colpi di stato, rivoluzioni.
Vietato rivelare i redditi. E' stato proposto di inserire nella manovra finanziaria una norma che oscura e punisce la pubblicazione dei redditi. Come fosse qualcosa di cui vergognarsi. O per qualcuno lo è?
Giro di vite sulle intercettazioni. Scorriamo però l'elenco delle malefatte scoperte grazie alle intercettazioni: da tangentopoli a Consorte, da Fazio alla clinica Santa Rita... Sarebbe un altro mondo.
Sospensione per decreto legge di "certi" processi. O la magistratura era autonoma e indipendente e l'azione penale obbligaoria?
Sarà rinviata la class action. A babbo morto.
Giro di vite sui campi rom. Peccato che molti sono cittadini italiani o comunitari. Intanto li facciamo diventare un po' più "criminali", ma poi dove se ne possono andare?
Per usare un eufemismo, c'è di che essere piuttosto perplessi.
Ovviamente niente polemiche e titoloni se una persona italiana abusa di una persona minorenne straniera.
Un'e-mail che ho ricevuto (da un'amica).
"Carissimi,
come voi, da giorni, sono rincorsa da immagini e notizie sulle azioni di governo in merito alla situazione degli immigrati e dei rom nel nostro Paese. Ma oggi è una giornata particolare.
Stamattina sono stata svegliata dalla telefonata di Simona, ragazza rom domiciliata al campo della Cesarina, che, sotto la pioggia dalle 6.30, mi chiedeva di passare all´angolo della strada, dove di solito trascorre le giornate a raccogliere qualche offerta, per raccontarmi di ciò che accade al suo campo in questi giorni, della paura che hanno i bambini, di queste notti passate a dormire tutti insieme nelle roulotte meno isolate per prevenire eventuali aggressioni della popolazione del posto...L´ho ascoltata, come ogni mattina, da anni.
Dopo, a lavoro, aprendo la posta ho trovato una mail di Giovanni Bachelet con la poesia che trovate in calce.
Poi, ancora, per telefono, amici mi riferiscono di aver ricevuto richiami alla correttezza dei toni nel commentare i fatti di questi giorni.
A questo punto, non posso tacere. Né per Simona, né per me stessa.
Allora, lo dico a voi, perché condividiamo delle idee e perché ho già taciuto nei luoghi dei dibattiti e delle discussioni politiche dei giorni scorsi dove sono rimasta ad ascoltare per ore come si gestisce una opposizione "gentile" e dove non ho avuto la prontezza o il coraggio, e ne chiedo perdono a Simona per prima ma anche a voi tutti, di alzarmi e dire che io non ci sto.
Non ci sto in un partito che di fronte a questo clima si preoccupa di come si organizza un governo ombra con il bilancino e di come sussurrare il proprio dissenso...lievemente, pacatamente, educatamente. Non ci sto a non sparigliare le carte, a non denunciare i modi ed il merito, a non dire chiaramente ed esplicitamente no a un modo di fare politica e di affrontare i problemi che mi è lontano ed estraneo. Non ci sto a "prendere le distanze ma non troppo" sulla pelle di gente che sfugge alla povertà, che vive nell´incertezza di cosa dare da mangiare ai figli, che vive nella paura e passa le notti a vigilare e a guardarsi le spalle, che chiede disperatamente un lavoro ma non lo trova perché non è facile fidarsi di uno che vive in un baracca.
E´ vero, tra loro ci sono delinquenti e malfattori, violentatori e ladri di bambini. Esattamente come quelli che sono in mezzo a noi, nelle nostre famiglie difficili, nelle nostre periferie degradate, ma anche nella nostra banale e spesso bifronte ordinarietà.
Ma non è cacciando tutti che si risolvono i problemi. Non è cavalcando la rabbia e la paura dei nostri poveri verso altri poveri che si accumula consenso e legittimazione. Tutto ciò, semmai, serve a sgombrare il campo dalla visione di una povertà dolorosa e straniera, a zittire abilmente le richieste di sicurezza e benessere mentre si perpetuano politiche economiche nazionali e internazionali spregiudicate e inique. Non ad altro.
Per questo non posso tacere il dissenso verso una politica che, su questi temi, non si esprima con un "sì, sì" ed un "no,no".
So che si tratta di un dissenso anonimo e debole. Il mio è un nome come tanti. Non ho titoli e non occupo scranni. Non sposto consensi.
Ma mi hanno insegnato che perché le cose funzionino ognuno deve fare la sua parte, per quanto piccola, fino in fondo. Ed è responsabile per quella.
La mia piccola parte è dire, per ciò che conta, che mi dissocio totalmente dall´opposizione leggera del Partito Democratico alle politiche sui rom, da chi a parole rifiuta il consociativismo ma non assume l´alternatività delle scelte. Lo dico a voi e lo dirò nei luoghi della politica: io sto dalla parte di Simona!
Daniela
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c'era rimasto nessuno a protestare.
(Bertolt Brecht) "
Lettera ricevuta
"...la malattia, la sofferenza e la morte sono inevitabilmente parte della vita di ogni essere umano. Poiché nessuna condizione di salute toglie dignità alla vita umana, in una società davvero libera, solidale e democratica, la malattia e la sofferenza non possono e non devono diventare motivo di solitudine, abbandono e discriminazione sociale del malato e della sua famiglia..."
La lettera segnala che i fondi assegnati alla Regione per l'acquisto di comunicatori vocali (destinati ai malati con patologie che comportano l'impossibilità di parlare) non sono stati utilizzati.
E' il caso di dire che c'è da rimanere senza parole.
In questi giorni ho letto parecchi interventi sulla questione della diffusione dei dati delle dichiarazioni dei redditi (segnalo quello di Monti sul Sole che mi sembra il più interessante ed equilibrato www.ictlex.net/?p=691 ). Dopo il flash a caldo di qualche giorno fa, mi permetto qualche altra breve considerazione controcorrente.
Il Garante della privacy non prende in considerazione nel proprio provvedimento il profilo della trasparenza (lo ha fatto solo in un intevista televisiva un paio di giorni più tardi). In effetti non ha competenze al riguardo. D'altra parte lo stesso provvedimento non censura, né potrebbe farlo, la conoscibilità dei dati, ma soltanto la loro modalità di diffusione. Di qui un paio di osservazioni.
La prima è che, nonostante i titoli dei giornali, la diffusione dei dati su intenet non è affatto illegittima. Il Garante afferma che richiede delle cautele che il Ministero non ha adottato.
La seconda è che chi ha fatto a gara per dire che alla rete andrebbe messo un bavaglio o è ignorante (nel senso che ignora...) o è in mala fede. Tra le cose più ridicole che si sono sentite dire è che si faciliterebbe il lavoro al racket, che non ha certo bisogno di internet per individuare i propri bersagli; quanto al pericolo che i dati vengano manipolati, esso è proprio di qualsiasi informazione diffusa su intenet e non sembra giuridicamente rilevante. Si può scrivere che il sottoscritto guadagna un milione o che è un pedofilo: sono fatti non veri e come tali espongono chi li diffonde a sanzioni civili e penali.
I dati delle dichiarazioni dei redditi sono pubblici e come tali destinati alla diffusione (per loro natura e per legge). L'errore dell'amministrazione finanziaria - che poteva essere evitato tramite un interpello al garante seguito da banali accorgimenti tecnici - è stato di non aver assicurato l'informativa e l'identificazione di chi richiede l'accesso. In effetti, ai sensi del Codice, il Ministero avrebbe dovuto consultare preventivamente il Garante (ma in un primo momento disse che l'aveva fatto...).
Lo stesso provvedimento del garante, peraltro, sembra criticabile sotto il profilo strettaemnte giuridico. L'art 69 del DPR 600/73 prevede la "pubblicazione" degli elenchi e la consultabilità da parte di "chiunque" e non sembra escludere la possibilità di estrarre copia: non limita la conoscibilità, come sostitene il garante, ma introduce degli obblighi per assicurare la pubblicità. Inoltre il concetto di "diffusione sproporzionata" utilizzato dal garante sembra piuttosto arbitrario. Non si capisce a che titolo la visibilità dovrebbe privilegiare i vicini di casa che hanno la possibilità di recarsi fisicamente presso il Comune. La possibilità che i dati non siano esatti riguarda qualsiasi informazione diffusa con qualsiasi mezzo e non si vede perché proprio in questo caso dovrebbe essere un ostacolo giuridicamente rilevante.
Insomma, semplicemente non è vero che la divulgazione telematica delle dichiarazioni dei redditi è un atto illegittimo tout court: non solo non l'ha detto il Garante (che ha censurato un fatto specifico), ma la stessa posizione del Garante non mette un punto definitivo sulla vicenda, né potrebbe farlo.
I vigili assaliti a Torino e il ragazzo pestato a morte a Verona ("per una sigaretta") sono il segno della violenza che segna sempre più i rapporti tra le persone. Altri fatti sottolineati nelle cronache italiane di questi ultimi mesi sembrano dimostrare ancora che prima di tutto la violenza si dispiega più efferata tra vicini di casa o nella famiglia.
L'ossessione per la sicurezza che ha segnato queste ultime elezioni, e che scatena l'odio contro gli stranieri (spesso attori, spesso vittime), sembra un riferimento poco più che simbolico.
Le ronde sono un palliativo di impatto limitato. Sarebbe forse meglio porre l'attenzione sul fatto che la c.d. società liquida in qualche caso è addirittura evaporata o disintegrata.
www.prom.it/rainews/rubrica/libri/incontro.asp
Con un provvedimento dell'agenzia delle entrate sono pubblicate su internet le dichiarazioni dei redditi di tutti i cittadini italiani.
Una volta tanto una cosa normale.
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